Le ‘controverse’ luci che accompagnano i terremoti

Viste dai testimoni, ma nessuna certezza scientifica

Luci osservate nel 1965 in Giappone, durante il terremoto di Nagano (fonte: Archivio dell’università di Berkeley)

Le scintille che hanno illuminato il cielo del Messico durante il terremoto che l’8 settembre 2017 ha sorpreso la popolazione in piena notte sono un fenomeno controverso, del quale si sa molto poco a causa della grande difficoltà di studiare un evento così rapido e raro da essere quasi inafferrabile. “Possiamo chiamarli genericamente ‘fenomeni luminescenti’ perché non hanno ancora un nome preciso”, osserva il sismologo Domenico Di Mauro, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Chiamati semplicemente “luci dei terremoti” o “luci telluriche”, sono stati descritti nei documenti storici e osservati direttamente anche nel nostro secolo. “Sono fenomeni eccezionali, segnalati quando terremoti sono molto intensi. Non esistono invece testimonianze nel caso di terremoti di lieve entità e questo significa – rileva Di Mauro – che le energie in gioco devono essere di una certa entità”.

Di sicuro, aggiunge, sono fenomeni “talmente transitori e rapidi che non ci sono studi accurati e verificati nel tempo”. Sono stati fatti esperimenti all’interno dei laboratori che hanno tentato di vedere se la compressione delle rocce è in grado di liberare gli elettroni ‘intrappolati’ nella roccia: quando questa viene compressa, gli elettroni possono addensarsi e determinare in seguito una scarica elettrica.

“Naturalmente un esperimento fatto in laboratorio avviene in condizioni definite in modo preciso e controllato, ma nella realtà – afferma il sismologo – le cose sono ben diverse e accade che i fenomeni luminescenti a volte vengano visti e a volte no”. C’è molta incertezza anche relativamente al momento in cui comparirebbero le luci: se prima o durante il terremoto. La popolazione messicana risvegliata dal terremoto dell’8 settembre, per esempio, avrebbe visto le luci mentre il terremoto era in corso.

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