Le otto porte della città sfuggite a bombe e vandali, un’altra è riapparsa per caso vent’anni fa

Porta storica murata alla cala. FOTO PETYX
Porta storica murata alla cala. FOTO PETYX

Contare i diavoli della Zisa forse è più agevole che individuare le porte cittadine erette nel corso della lunga storia palermitana. Le fonti documentali sono assai scarse e quelle più preziose, recentemente rinvenute, mandano in frantumi certezze e credenze secolari. Sulla base del racconto, risalente quasi all’anno Mille, del mercante Ibin Hawqal, si ricava che in quel periodo in città esistevano nove porte. Dato smentito dalla mappa più antica, venuta ora alla luce, che disegna la Palermo araba e con la quale si attesta che nel 1020 le porte erano dodici. Nel 1732 se ne contavano ben diciotto, tutte descritte nel libro di Lipario Triziano “Le porte della città di Palermo”. Alla fine del Settecento erano già diventate diciannove. Oggi si sono salvate da vandalismi e demolizioni appena nove porte. Anzi otto, perché una, quella “della Calcina”, ha caratteristiche singolari (vedi foto) . Quelle demolite definitivamente per ordine delle autorità sono Porta d’Ossuna (1872), Porta Maqueda (1880), Porta Santa Rosalia già San Giorgio (1853), Porta di Piedigrotta (1895), Porta Carbone (1875), Porta della Pescaria (fine Settecento), Porta della Dogana (1852), Porta di Termini (1852), Porta Montalto (1888), Porta di Castro (1879).

Le porte rimaneggiate o demolite e ricostruite sono quattro: Porta Nuova, Porta Carini, Porta Felice, Porta di Vicari o di Sant’Antonino. Quella di Porta Nuova è una storia non proprio fortunata: costruita nel 1460, dopo quasi ottant’anni (1538) fu quasi riedificata e architettonicamente abbellita. Rasa al suolo dall’esplosione (1667) del deposito di polvere da sparo che si trovava all’interno, fu subito ricostruita senza badare a spese e nella forma che tutti oggi possono ammirare. Anche se nel 1848 la porta rischiò di essere demolita per decisione del governo rivoluzionario. Si salvò grazie all’opposizione e a un parere tecnico molto preciso dei professori Carlo Giachery e Giambattista Castiglia, del pittore Andrea D’Antoni e dallo scultore Valerio Villareale. Porta Carini, invece, si contraddistingueva nel Medioevo per un bellissimo arco, venuto meno con la ristrutturazione del 1782. Porta Felice fu aperta al pubblico nel 1582 e per tre secoli e mezzo non subì alcuna modifica. Nel corso dei bombardamenti del maggio 1943 fu orrendamente mutilata, e il pilone più vicino alla Cala distrutto. Un delicato restauro l’ha restituita negli anni Cinquanta a palermitani e turisti.

La Porta di Vicari, costruita nel 1600, fu demolita nel 1789 per poi essere riedificata, così come la si vede oggi, pochi mesi dopo. Sostanzialmente intatte sono rimaste Porta Reale Carolina (di fronte a Villa Giulia) edificata nel 1788, Porta dei Greci risalente al 1553 (è stata privata solo della marmorea aquila a due teste scolpita da Fazio Gagini, figlio del celebre Antonio) e le medioevali Porta Sant’Agata in corso Tukory e Porta Mazara di fronte all’Ospedale dei Bambini. Un caso a parte è la storia di Porta della Calcina, aperta nel 1590 e così denominata in quanto “in essa vendevasi la calcina, che veniva da fuori, e l’arena per la fabbrica degli edifizi della città. La Porta è fabbricata di pietra d’intaglio…”.

Per molto tempo si è ritenuto che la piccola porta fosse stata demolita, invece sul finire del 1684 fu chiusa per poi essere trasformata in parete di un edificio. Intorno al 1990, a seguito della ristrutturazione del palazzo (clinica Triolo Zancla, lato Cala), è emersa, completa di “volta dell’arco”, quella che un tempo era la Porta della Calcina. Si può ammirare ma non attraversare.

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