Livorno, infermiera arrestata: è accusata di 13 omicidi a Piombino

Le vittime hanno tra i 61 e gli 88 anni, non erano malati terminali. Uccise con iniezioni di un farmaco anticoagulante, l’eparina, non prescritto nelle terapie120145684-739616e2-b04b-462f-a698-0fba5625b117

Le vittime erano tutte ricoverate, per diverse patologie anche non gravi, nel reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale civile di Piombino. Non erano malati terminali. L'”arma”, invece, era un farmaco molto usato in ospedale ma non previsto nelle terapie di quei pazienti: un anticoagulante, l’eparina, che somministrato anche con dosi 10 volte superiori alla norma ha provocato, soprattutto in alcuni casi “una rapida, diffusa e irreversibile emorragia con conseguente morte” hanno spiegato i carabinieri dei Nas.

Fausta Bonino, infermiera di 55 anni, originaria di Savona ma in Toscana dagli anni ’80, è stata arrestata dai militari di Livorno con l’accusa di aver ucciso 13 persone tra i 61 e gli 88 anni, tutte ricoverate nello stesso reparto dell’ospedale toscano e con patologie per le quali la somministrazione dell’eparina non rientrava nelle possibili terapie. I pazienti erano in ospedale anche per patologie “recuperabili”, come la rottura del femore.

La donna, sposata con due figli, è accusata di omicidio volontario continuato avvenuto nel 2014 e 2015 con l’aggravante della crudeltà. Lavorava nel reparto di anestesia e rianimazione da 20 anni: i militari dei Nas hanno spiegato che soffriva di depressione ed era stata in cura da uno specialista.  L’infermiera è stata fermata nella tarda serata di ieri all’aeroporto di Pisa, dopo essere rientrata da un viaggio a Parigi con il marito, e portata in carcere. Oggi tra i corridoi dell’ospedale di Piombino il sentimento dominante è la sorpresa: “Non voglio dire niente, si immagini in che stato d’animo siamo”, dice un’infermiera di turno nel reparto accanto alla rianimazione che  ha la porta chiusa a tutte le visite. Infermieri e medici si informano di quanto è successo, al bar si discute.  Secondo l’inchiesta, denominata “Killer in corsia” la donna ha ucciso i pazienti proprio attraverso la somministrazione letale del medicinale. L’indagine è partita dopo la segnalazione di un paziente anziano che aveva inspiegabili emorragie diffuse non collegabili alla patologia di cui soffriva. L’infermiera era sempre presente nei turni in cui veniva somministrata ai pazienti Eparina o in quantità eccessive o anche senza che fosse prescritta.

Le investigazioni hanno preso in considerazione cartelle cliniche, esami del sangue abitualmente fatti ai pazienti ricoverati nei reparti, il peggioramento delle statistiche di mortalità nell’ospedale. Tra le aggravanti che il gip di Livorno evidenzia nell’ordinanza di arresto, oltre alla crudeltà, la violazione dei doveri di chi esercita pubblico servizio e l’aver approfittato di circostanze in cui le vittime erano in difficoltà.

Sui 13 decessi 12 sono attribuiti a “scoagulazione del sangue”, uno ad arresto cardiaco. I 13 decessi hanno alterato le statistiche dell’ospedale di Piombino e sono stati registrati tra il 2014 e il 2015: 19 gennaio, 27 giugno, 22 settembre, 2 ottobre, 24 novembre, 26 novembre, 20 dicembre, 28 dicembre del 2014; 9 gennaio, 11 marzo, 1 luglio, 9 agosto, 29 settembre nel 2015. “Singoli episodi negativi e terribili, come quelli di Piombino, anche se venissero confermati, non non possono gettare fango sull’intera categoria e nemmeno sul sistema sanitario toscano ed italiano”, ha detto il governatore della Toscana Enrico Rossi. “Frequentando di recente, per ragioni familiari, gli ospedali – ha aggiunto Rossi – sono rimasto contento nel vedere con quanto giusto orgoglio professionale, sentimento e affetto, molti infermieri e molti medici ricevessero ringraziamenti dai familiari e dai malati, dopo il ricovero”. (repubblica.it)

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